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AND 33

AND 33

Il campo d’azione del Design diventa la Città, nella quale trova applicazione e dove le reti di comunicazione hanno bisogno di trovare elementi connettivi e di sistema tra gli edifici (gli architetti), la pianificazione (degli urbanisti), gli interventi strutturali (degli ingegneri) la volontà (dei politici). C’è un aspetto umano che deve essere preservato nella progettazione di questi processi e servizi, di la del fascino della teconologia, e il design può contribuire a garantirlo perché, attraverso la ricercata armonia tra concezioni e funzioni, siano comprensibili e più facilmente adottabili da tutti. Restano gli imprinting iniziali che hanno caratterizzato l’origine del design: l’obiettivo democratico di dare la maggiore quantità di bellezza al minor costo a tutti, di contribuire a creare un mondo migliore attraverso l’uso della tecnologia, di creare armonia tra forma, funzione necessità e uso.

AND 32

AND 32 ha cercato attraverso il suo racconto di indagare all’interno di queste “differenze isolane” dove anche il lavoro di un pittore, come la ricetta di un piatto, come il lavoro di una stilista o l’analisi storico critica di un ricercatore hanno saputo indagare dentro un mondo fantastico che se lo conosci ti rapisce in modo commovente: “ E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto (…) La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”.

AND 31

La derivazione della parola DISEGNO, “intorno” al segno, al progetto, all’idea, delinea un vasto campo interpretativo su cui poter indagare per “raccontare” le visioni della mente. Pertanto il Disegno può essere messo in relazione al concetto di Utopia come visione di una società ideale rappresentabile attraverso le immagini della città e delle sue architetture. In questo senso la domanda di Socrate a Eupalino è lecita: «Dimmi, poiché sei così sensibile agli effetti dell’architettura, non hai osservato, camminando nella città, come tra gli edifici che la popolano taluni siano muti, e altri parlino, mentre altri ancora, che sono più rari, cantano?» Il Disegno può far “cantare” gli edifici e le città proprio perché pone alcune riflessioni sul passato, il presente ed il futuro dell’Architettura.

AND 30

AND 30

Utopia contemporanea. È abbastanza immediato associare Cherubino Gambardella al concetto più alto di Utopia sia con l’uso dei suoi disegni, soprattutto su Supernapoli, che attraverso la “strong idea” e la genesi dei suoi progetti. L’Utopia è innanzi tutto il progetto di una società ideale e non globalizzata e quindi ogni atto creativo per appartenere a questo viaggio ideale deve diventare “arte della democrazia”, accettando la “imperfezione” come caratteristica della contemporaneità. Se si ripercorre la storia del concetto stesso di Utopia non si può fare a meno di collegare Gambardella a Thomas More proprio nel modo di ribellarsi a quella globalizzazione governativa, in senso culturale, in modi diversi ed epoche distanti, ma sempre con la stessa fiducia verso una bellezza condivisa: «Vorrei che l’Architettura fosse padrona del mondo e che, in un battere di ciglia, una bellezza collettiva si impadronisse della terra». Il pensatore rinascimentale era infatti come Gambardella in polemica con l’architettura del suo tempo, la quale a suo giudizio, occupandosi solo di simboleggiare le strutture del potere, era d’intralcio all’organizzazione democratica della società in cui egli credeva, auspicando la presenza della natura con facciate abbellite da fiori e arricchite di rampicanti perché «La natura – diceva infatti – non ha nessuna struttura di potere da proclamare».

WRI+ Ance Palermo

L’apporto di 24 giovani studenti delle Università di Architettura di Firenze e Palermo calza perfettamente all’interpretazione della parola “disegno” per dare un’idea, oppure una visione, anche a tratti utopica, del waterfront di Palermo. Il tema dell’acqua e del rapporto scambievole con la terra è sicuramente uno stimolo compositivo capace di innescare possibili “visioni” per poterli far diventare realtà attraverso il disegno di una parte importante della città. leggi tutto…


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AND 29

AND 29

Obliquo Fiorentino. Curzio Malaparte in “Maledetti Toscani” pennella un ritratto del “Toscano” preciso e ironico quando afferma che chi vive in questa area geografica ha il “paradiso” negli occhi e l’”inferno” nella bocca. Malaparte ha saputo cogliere il senso maledettamente “obliquo” del Toscano che attraverso il contrasto fra un paesaggio equilibrato e pittorico, quello visto dagli occhi, e l’ironia pungente e infernale della sua anima, quella espressa dalla bocca, come parola, disegna il proprio carattere, la propria riconoscibilità. Questa caratteristica di “contrasto” del carattere fiorentino porta naturalmente ad un “fare” non facilmente riconducibile a regole immediatamente riconoscibili. La caratteristica “obliqua” forse più evidente della fiorentinità risiede nel custodire un sapere architettonico che difficilmente si riesce a cogliere, se non in filigrana: il tratto leggero ed impercettibile di un disegno urbano e di architettura già scritto e definito.