Filosofia

DOPPIO INVOLUCRO | STRUTTURA E PELLE

L’indagine sulla relazione “struttura-involucro”, genera un nuovo elemento fisico, uno spazio doppio involucro in cui si manifesta il
“limite” dell’edificio e attraverso il quale, come un radar del progetto, gli elementi regolatori dell’interno sono proiettati all’esterno
determinando un equilibrio ambientale e semiotico flessibile nella sua capacita’ di essere attraversabile nei due sensi: interno-esterno,
esterno-interno. Il doppio involucro rappresenta quindi un atto di sospensione in cui si rende evidente il distacco dell’involucro, della
“pelle” dalla struttura interna, dal tessuto edilizio. Questa “sospensione” diventa spazio, non di transizione nel materializzare il distacco,
bensì assumendo un ruolo compositivo e strategico nel rapporto dell’edificio con la citta’ e viceversa. Questo “non vuoto”, uno spazio
dove “gettarsi dentro”, riesce ad accogliere la moltitudine d’istanze che un luogo, un ambiente richiede, spesso impone, qualche volta
ne e’ alla ricerca. C’e’ chi vede, come Armando Sichenze, un ruolo strategico ancora piu’ importante nel doppio involucro come «quel
rapporto fra il maximum delle mura della citta’ ed il minimum del recinto» come se ogni singolo edificio riuscisse a condensare in se’ le
problematiche relative alla mancanza di un limite oggettivoe la contemporanea necessita’ di identificazione urbana. Doppio involucro
vuole essere il superamento di quella scelta di appartenenza che si stagna nei meandri della ricercae senza dare un senso all’atto fondativo
di un edificio e del suo ambientamento. Non quindi scelta di campo fra trasparenza e tettonica ma un senso nuovo all’involucro
come test perpetuo nei confronti della città. Doppio involucro come architettura in sospensione capace di avere la dignità creativa di
formulare un nuovo spazio aggiuntivo al libro citta’.

RANDOM | DINAMISMO

Ogni decisione percepita da una norma virtualmente presente conferisce all’oggetto una random forte tensione dinamica, che si indirizza
verso la norma o se ne allontana. Con questo mezzo si crea dinamica in tutte le arti. […] Una forte struttura di base puo’ tollerare senza
danni una certa quantita’ di deviazioni […] l’ordine e’ messo in pericolo quando le deviazioni sono tanto forti da ribaltare lo schema
dell’insieme». La dinamica della forma architettonica, Feltrinelli, Milano 1988, pp 194

SEMPLICE E REGOLARE | GEOMETRIA

«La geometria e’ dunque lo strumento con il quale noi delimitiamo, tagliamo, precisiamo, sempl ice e regolare formiamo lo spazio che e’
il materiale di base per l’architettura. [….] L’occhio umano e’ un’apparecchiatura immediatamente sensibile, anche senza esercitazione,
a una linea che non sia perfettamente diritta, perfettamente verticale od orizzontale, a una curva che non sia continua, regolare nella
curvatura stessa; ma non altrettanto è sensibile e sottile nell’apprezzare gli angoli che non siano retti e nel percepire la spazialità delle
forme complesse, almeno quando queste non siano visualmente scomponibili e chiaramente riconducibili a forme semplici: gli esempi
che si potrebbero portare sono molti, moltissimi. La riconoscibilità delle forme essendo una condizione irrinunciabile perchè il messaggio
architettonico venga recepito, le forme saranno dunque tanto più percettibili e riconoscibili, quanto più saranno caratteristiche e non
confondibili con altre, e quindi semplici e regolari». Ludovico Quaroni, Progettare un edificio in otto lezioni. Mazzotta, Milano, pg 146

SPAZIO OBLIQUO | OBLIQUITA’ COME FORMA DI ESPRESSIONE

L’obliquità è una applicazione dell’intelligenza, in senso Kantiano, per poter innovare ogni volta l’atto creativo. Questo vale per tutte le
azioni creative anche se il campo disciplinare di questo libro è fortemente incentrato sulla “cultura del progetto architettonico” addentrandosi
comunque nelle Arti e nelle discipline affini per metodo e poetica. “Pensare obliquo” e “progettare obliquo” è un atteggiamento
creativo semplice e complesso allo stesso tempo, per sua natura, che va comunque alimentato, conosciuto e coltivato proprio perché
l’obliquità non è una sola, ma molteplici forme di espressione. Questo libro non vuole quindi dare la ricetta dell’obliquo, ma sicuramente
indagare in quelle forme di espressività che dell’obliquo si nutrono attraverso l’esempio di architetti, di opere, di parole e suoni. Sono
molte le tecniche o le formule (pensate e/o spesso spontanee) applicabili nel progetto obliquo, ugualmente efficaci per discipline diverse
e anche distanti fra loro. La loro descrizione e gli esempi riportati nel libro permettono così al progettista, anzi al creativo, di poter dare
inizio al primo segno sul foglio bianco dell’ideazione. Gian Carlo Leoncilli Massi in “La composizione, commentari” conclude, dopo una
raffinata ricerca dell’arte del comporre, il capitolo “Retorica, arte del comporre” con queste parole: “ Non esiste così un ricettario per la
bella forma. Solo la intelligenza, la sensibilità e cultura, ma soprattutto il duro, costante, solitario esercizio tenta di forgiare ogni volta la
propria personale bellezza della forma dell’arte del comporre”. ( pag 38) Le parole “intelligenza”, “sensibilità” e “cultura” disegnano il
tracciato da intraprendere per addentrarsi nei “meandri” della creatività e quindi della Progettazione Architettonica per aspirare sempre
ad una personale autonomia figurativa disegnata da tratti di poetica. Quella autonomia figurativa che a volte potremmo definire “obliqua”.
Leoncilli Massi descrive le “ricette” del Comporre, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza dell’uso del “contrario”, attraverso
dissonanze, scarti e frantumazioni :
“Tale figuratività è rafforzata dalla scelta e dall’uso di parti quali la base geometrica, come costruzione logica, gli assi e le simmetrie, la
ripetizione, il ritmo, la scala, il rapporto dimensione-figurazione, l’ordine e la proporzionalità, la misura, lo schema tipologico di un
linguaggio simbolico, o, al contrario, valori dissonanti e di frantumazione, la frantumazione opposta all’unità, gli scarti e le differenze”.

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